Elena Cattaneo: “Gli arredi? Sempre più a tempo pieno”

Elena Cattaneo è tra le giornaliste e blogger più apprezzate in Italia in tema di arredamento, design e architettura.

Milanese, prima architetto poi giornalista, redattrice per alcune testate specializzate di Arnoldo Mondadori Editore, dal 2014 diventa freelance. Elena ha un blog personale (elenacattaneo.it) dove scrive, con ottimo seguito (circa 7000 follower Facebook, 2500 su Instagram, più di 2000 su Twitter). Casa Facile, Interni, Icon Design e DCasa sono solo alcune delle testate con cui collabora.

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elena cattaneo

 

D: Da architetto a giornalista, da giornalista a blogger. Come è nata l’idea di fondare il blog personale elenacattaneo.it e come è riuscita a portarlo ad avere un seguito importante nel settore?

R: Grazie per questa prima domanda perché mi obbliga a fermarmi, almeno un attimo, sul mio percorso lavorativo. In effetti, il passaggio tra le tre professioni è sì avvenuto, ma forse non in modo così netto. Nei compiti che svolgo ogni giorno i confini tra architetto, giornalista e blogger si confondono e nei contenuti che creo le tre esperienze si sovrappongono.
Il blog elenacattaneo.it è nato nel 2014 dopo alcuni mesi di gestazione, in seguito alla mia decisione di accettare un incentivo di uscita dalla casa editrice Mondadori (il 2013 è stato l’anno dell’inizio della conclamata crisi editoriale e Mondadori ha chiuso 4 testate, tra le quali Casaviva dove lavoravo). Mi è sembrato inevitabile, per non scomparire all’improvviso dal mio mondo professionale e dai miei contatti, aprire un blog, come spazio virtuale dove poter condividere contenuti inerenti al mio settore, cioè arredamento, architettura e design.

I cambiamenti nel mondo della comunicazione, soprattutto digitale, sappiamo essere molto, rapidi, così dopo circa tre anni ho ripensato da capo il blog: la mia esigenza in quel momento era farlo uscire da una sorta di racconto esclusivamente personale del mondo del design per farlo diventare un contenitore più strutturato, capace di accogliere anche contenuti aziendali.

D: Quali sono le principali fonti di ispirazioni per i contenuti?

R: Oggi sono i social media. Passo molto tempo della giornata su Facebook, Instagram e Twitter (meno su LinkedIn) e ricavo informazioni dalle diverse timeline, dalle liste e dai gruppi selezionati, dalla ricerca. Ci sono anche delle newsletter interessanti, ma personalmente faccio più fatica a seguirle. Il fattore incisivo, comunque, è il tempo: per trovare contenuti utili al proprio pubblico, occorre investire una grande quantità di tempo.

D: Rapporto Agcom uscito a febbraio 2018: un italiano su due si informa sul web, il 55% della popolazione usa prevalentemente social media e motori di ricerca per informarsi (soltanto il 24% si fida, per effetto delle fake news). Da una più recente ricerca, solo il 17% degli italiani usa il quotidiano tutti i giorni per informarsi. Come dobbiamo leggere questi dati a suo avviso?

R: La prima informazione che ricavo da questi dati, a mio giudizio, è l’evidente perdita di una grande occasione da parte delle case editrici. I maggiori editori italiani negli ultimi 10 anni, dall’inizio della crisi nel 2009, hanno concentrato gli sforzi sulla richiesta di ammortizzatori sociali invece di investire in una vera alternativa. I quotidiani avrebbero dovuto, per esempio, essere completamente ripensati con l’arrivo di internet: ora sappiamo che le persone si informano sul web perché trovano i contenuti in modo verticale, quindi maggiormente approfonditi. La maggior parte dei lettori di un quotidiano lo compra (o comprava) non per il prodotto in sé, ma per alcuni determinati argomenti/servizi che ora trova quasi sempre gratuitamente online.

Siamo in mezzo alla fase di cambiamento, quindi è davvero difficile capire quale strada prendere per creare contenuti capaci di raggiungere un grande pubblico, quello che è certo è che non si può far finta che, così come sta procedendo, il mondo dell’informazione su carta possa avere un lungo orizzonte davanti. Nello stesso tempo, però, per essere competitivi sul web bisogna osservare, capire, studiare: non ci si può improvvisare. Bisogna scegliere una nicchia di interesse il più specifica possibile e costruire una comunità di persone interessate. Anche in questo caso la prima risorsa necessaria è il tempo.

D: Cosa significa l’arredamento per Lei?

R: Tutto ciò che serve in casa, ma anche in ufficio in un hotel o in un ristorante, per stare bene. Credo sia così un po’ per tutti, no? Un arredamento funzionale è quello che rende comodi i gesti quotidiani, ma anche piacevoli.

L’aggiunta “piacevoli” può sembrare un vezzo, invece ha un significato ben preciso: sono convinta, infatti, che non esista un ‘arredamento ideale’, capace di soddisfare, allo stesso modo, persone diverse.

Faccio un esempio pratico: io passo molto tempo in casa perché, da freelance, il mio ufficio è il soggiorno. Ho acquistato una libreria completa di piano scrittoio, attrezzato per il computer, con cassetti, lampada, prese elettriche, ecc.

Ecco, in realtà, il primo gesto che faccio quando comincio a lavorare, è prendere il computer e spostarlo sul tavolo da pranzo e i motivi sono vari, tutti molto personali: preferisco dare le spalle alla parete e non al centro della stanza, preferisco che la luce naturale dalla finestra arrivi da sinistra e non da destra, mentre scrivo mi piace guardarmi intorno e ho bisogno di una visione ampia, non bloccata dal muro.

Sono entrata così nel dettaglio perché, per me, è importante sottolineare il valore unico di un arredamento che, se ben concepito, deve sapersi adattare alle specifiche esigenze di ognuno.

D: Quali sono le tendenze nel mondo dell’interior design che Le stanno attraendo particolarmente e quali pensa possano avere un particolare interesse nel futuro, di cui ancora non se ne parla molto?

Collegandomi alla mia risposta di prima si può intuire come il termine “tendenza” indichi, dal mio punto di vista, un terreno molto scivoloso. Le tendenze ci sono, è vero, a tutti i livelli e nei diversi settori, ma trovo interessante chi riesce a comunicarle con un approccio consapevole e non sposandole in blocco solo perché, appunto, sono tendenze.

Comunque, una proposta significativa di interior design che arriva dal Nord Europa e ho osservato durante le ultime edizioni della Stockholm Furniture Fair, riguarda la connessione tra spazio domestico e spazio dedicato al lavoro. Gli arredi da ufficio si avvicinano sempre di più, nelle forme, nei colori e nei materiali, a quelli di casa.

Contemporaneamente, in casa i mobili si stanno trasformando per essere vissuti ‘a tempo pieno’, cioè per rispondere a diversi usi nel corso della giornata e non solo più a un’unica funzione.
Penso ai divani attrezzati con piani mobili, ribaltabili, dotati di punti di ricarica elettrica, per esempio.

D: Il nostro studio, EN23, realizza arredi in stile industriale a partire da elementi di riciclo come parti auto/moto, oggetti riconducibili al mondo “militare” ed altri pezzi da collezione, che così hanno una “seconda vita” con la tecnica dell’upcycling. Ci sono degli arredi che Le piacciono in particolare, potresti suggerircene qualcuno? In quali luoghi in particolare se li immaginerebbe?

R: Apprezzo molto la ricerca che sta dietro alla realizzazione di nuovi prodotti con elementi di riciclo. Tra le proposte di EN23 che mi sembrano più facili da inserire in ambienti domestici anche non eccessivamente connotati, scelgo la lampada Cinzia, un bell’esempio di commistione tra elementi industriali e stile classico, e la panchina Suela, che vedrei bene per dare un tocco di contemporaneità a una casa di campagna o montagna.

 

cinzia lampada
Scopri di più sulla lampada da tavolo Cinzia.

 

Seduta Suela
Scopri di più sulla panchina da interno ed esterno Suela.

 

D: Quali sono gli interior designer che maggiormente le ispirano, anche tra i più giovani?

R: Mi vengono in mente tanti nomi diversi, non tanto per gli stili espressi dalla loro produzione, quanto per i diversi modi di comunicare e condividere il proprio lavoro. Mi piace Giulio Iacchetti per la quantità di iniziative che elabora e mette in opera, oltre che per la sua passione verso gli oggetti di uso quotidiano: in Triennale, qualche mese fa, una sua mostra era concentrata sulle mollette per stendere il bucato. Mi ispira tantissimo la pulizia delle linee degli oggetti di Odo Fioravanti, come la poesia e l’ironia racchiuse nelle proposte di Alessandra Baldereschi.

D: Progetti personali per il futuro?

R: Aiutare le aziende del settore arredo e design italiane a comunicare, nel modo più efficace, i loro prodotti, i loro investimenti, la loro passione e l’altissima qualità dei loro cicli produttivi che, purtroppo, ancora non è così conosciuta e riconosciuta.

D: Come vede l’interior design tra 20 anni? Come Le piacerebbe che diventasse?

R: L’interior fa parte di un mondo sempre più vasto e con confini poco definibili oggi, quello del design. Mi piacerebbe che anche l’interior facesse lo sforzo di uscire dalla propria nicchia di riferimento e cominciasse a usare un linguaggio sempre più democratico, accessibile a tutti.

 

 

Per ulteriori approfondimenti: elenacattaneo.it